“Che cosa ti porti via da questo viaggio?” mi ha chiesto il Tatuato Manoni, prima ancora di salire sull’aereo del ritorno.
Lo capiro’ quando sarò tornato, ho risposto. Da come soffieranno i miei pensieri rientrando nella vita e nella pelle di tutti i giorni. Perché è questa la cifra di un viaggio: puoi esserti avventurato nel deserto del Sahara, o aver calpestato i sassosi sentieri del Tibet, ma se al ritorno di un viaggio sei lo stesso di quando sei partito solo-un-po’-più-abbronzato, allora sei solo stato in vacanza, baby.
Eppure qualcosa mi azzardo a dire di averla capita: che sono ancora quello che ero a quattro, cinque, dodici anni; che quello che era importante per me allora è fondamentale ancora oggi.
Ripenso a quando, da piccolo, non sapevo ancora leggere e fissavo un fumetto per cercare di intuirne la trama (tornando dal lavoro mio padre mi trovava così, seduto sul letto, serio e corrucciato).
Ripenso a quando vedevo una puntata de I cavalieri dello Zodiaco particolarmente esaltante e dovevo ri-raccontarla a mia sorella. Anche se era mattina. Anche se mia sorella venti minuti dopo il caffè è ancora a malapena cosciente. Anche se, in effetti, mia sorella l’aveva vista con me quella puntata, il giorno prima.
Ripenso a quando esploravo grotte e boschi, e terreni abbandonati, e percorrevo in bici strade di campagna solo per scoprire dove andavano a finire, e mia sorella mi diceva senti questa canzone, si chiama giovane esploratore Tobia, mi ricorda te.
Carpire storie. Esplorare, e raccontare. Io sono ancora questo. E posso essere molte altre cose, e fare mille altre cose nella vita, ma sempre tendero’ a questo, e a questo ritornerò.
Infune, c’è un’altra cosa che credo di aver compreso. Feci un viaggio’ simile, tempo fa, in Sardegna. Durò meno, eppure ben presto, dopo lo slancio di primi giorni, mi stancai.
C’erano alcune differenze fondamentali, tra quel viaggio e questo. La prima: non ero in bici. La seconda: non scrissi, o almeno, non in maniera così sistematica; scrissi giusto un paio di pagine per me, non racconta i agli altri. L’ultima, la più importante; non parlai così tanto con le persone. Come raggiungere un posto, la storia dei luoghi, il sentiero nascosto tra i pini, son tutti regali degl uomini a cui ho prestato orecchio in questi giorni.
Dietro ogni storia ci sono gli uomini, e l’anima di ogni storia sono gli uomini, e il fine dell’esploratore più solitario è quello di tornare, e raccontare agli uomini.
Chiamano il mio volo. Finiscono qui l’avventura del dottor Mezzatesta in Puglia. Torno a casa. Lunedì mi alzero’, mi faro la barba e andrò a lavoro, e capiro’ se sono il solito stronzo, solo un po’ più abbronzato.
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