Polpette di Tai Chi per il vivere moderno – il chiacchierone sul treno

Il nostro completo di Tai Chi è nero. L’altro giorno la mia maestra ha rinvenuto, in mezzo a mille altre cianfrusaglie, una grande giacca dimenticata di un completo di Tai Chi. Era di una taglia enorme. A chi posso darla, pensò, chi conosco di così ampio cui possa andare?

L’ho ringraziata, mi piace molto. Sembra quasi un giacchetto, e ho pensato di indossarla anche sopra abiti civili,

“Abiti civili?”

Insomma quando sono in borghese. Quando non sono a Tai chi. Tanto tutto quello che ho è nero, o sta bene sul nero. A proposito perché è nero?

“Perché è il massimo dello yin”

Ora, lo yin è bistrattato proprio come il nero. Uno ti dice che yang è attivo, è dare, è parlare e che yin è passivo, è ricevere, ascoltare e tutti dentro di noi pensiamo “Si yin e yang sono entrambi importanti, certo, non può esistere yang senza yin, sicuro, però io voglio essere yang!” come quando da piccoli si giocava e nessuno voleva fare i cattivi (o i buoni, dipende dove e con chi giocavate).

Ora io sono sul treno. C’è un tizio che sta seduto vicino ad una bella donna, di quelle bionde, milanesi e ben mantenute. Il tizio ha i capelli un po’ lunghetti, la cravatta curva per la pancia e parla. Parla, Parla. Inutilmente la donna non lo guarda, infila la testa dentro il suo “donna moderna”, risponde con dei saltuari e sofferenti “Eeessì.” Niente. Il tizio è inarrestabile.

Ecco quel tizio è pieno yang. Volete essere così?

Il tizio è yang senza yin. Perchè essere yin significa contrarsi, ma non sparire. Significa ascoltare, ma non subire; significa ascoltare, ed osservare, per capire come parlare. Quando parlare. Cosa dire.

Significa, nel Tai Chi, parare senza farsi male, portando chi ti attacca dove vuoi tu. Essere yin significa essere un’antenna, essere una spugna, essere il nero che assorbe la luce e la ingloba.

Essere neri, come il nostro completo di Tai Chi.

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