Sgriilli, o il De Cattiveria

Il cattivissimo Sgrilli e il suo insolito destino

 

Perchè non c’è l’inferno

Nel mondo del buon Dio

De Andrè, Preghiera in Gennaio

 

Il capufficio Sgrilli era un uomo rinomatamente cattivo

Gilet color cane morto, occhiali perennemente a mezzasta (come avrebbe potuto, altrimenti, guardarvi al di sopra), le grandi mani che agitava isterico e le orecchie a punta gli davano l’aria di uno gnomo particolarmente alto e maligno.

Seduto alla sua scrivania preistorica, pregevole esempio della disgustosa arte d’ufficio anni 70, ne colpiva la superficie lucida con la punta della penna, dopodiché rigirava la penna e la colpiva con l’altra estremità.

“Cozzi!” gridò.

La porta del suo ufficio lascò uscire la voce arcigna, che si attaccò alla base del collo dell’oviforme Cozzi, proprio dove c’erano i rotolini, e strinse.

“Dottore!” rispose Cozzi, arrendendosi.

Questo è il mio ultimo racconto, o miei trentaquattro lettori. Se volete sapere come continua, cliccate il link sotto per scaricarlo tutto.

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sono un uovo
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