Ghisolfa noir

Ieri, all’una, sul ponte della Ghisolfa , ho assistito alla scena più cupa che si possa immaginare. Sotto il ponte, tra la ferrovia e il palazzo abbandonato, cinque persone con i cappucci delle felpe alzate erano in circolo e parlavano e muovevano le mani sopra a qualcosa. Io, passando, guardavo senza guardare.

Ad un certo punto uno si è alzato, ed ha cominciato a contare dei soldi.

Io ho continuato a camminare.

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sono un uovo
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