15 minuti

Non si può essere scrittori 15 minuti al giorno.

Forse sono solo abbattuto dall’aver appena perso in maniera irreparabile un pezzo che avevo scritto e che mi sembrava riuscito particolarmente bene. Il dolore è paragonabile a quello di aver perduto un braccio: dovrebbe essere lì, tu lo senti che è lì, e invece non c’è. E’ perso per sempre.

Ma più in generale, non si può fare. Adesso dovrei riscrivere il pezzo, così come dovrei lavorare all’adattamento teatrale del libro. Non ci vorrebbe molto, credo che con un giorno di lavoro ininterrotto, massimo due, si potrebbe concludere. Ma lavoro ininterrotto. Ore ininterrotte, al massimo, non dieci minuti la mattina e sette la sera.

La scrittura è una cosa troppo seria perché possa essere un hobby. E’ una fidanzata troppo esigente perché si accontenti dei ritagli del tuo tempo e dei tuoi pensieri. Puoi stare nella vita, e progettare bene il lavoro (partendo dalla doccia) e pensare alle bollette (sul treno dell’andata) all’affitto (in bagno) e alla lavatrici (sul treno del ritorno); o puoi spostarti un attimo di lato, e da fuori osservar la vita, e rielaborarla, e rimuginarla, e raccontarla.

Le due cose insieme non si possono fare.

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sono un uovo
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