Non è colpa mia

Non è colpa mia se sono un uomo di inizi.

La mia carta preferita è il Matto, perchè l’inizio, è lo zero che diventa qualcosa, o niente. Io voglio creare qualcosa, ma mantenerlo, gestirlo come si dice, è uno sforzo che faccio contro la mia natura. Io voglio partire, e non tornare, e partire ancora e ancora.

Questa mia irrequietezza è presente sempre, non dorme. Ma i miei genitori l’hanno circondata di mura solide di buonsenso e paura. Parto, ma se poi sto peggio. Mollo qua, e cosa trovo là? E la bestia si scaglia contro la campana che la imprigiona, non la scalfisce ma non si arrende, e lascia il sangue contro il muro ma non si placa.

E io vivo questo sempre, e la mattina mi alzo, e torno a lavoro.

….e io contavo i denti ai francobolli
dicevo “grazie a Dio” “buon Natale”
mi sentivo normale
eppure i miei trent’anni
erano pochi più dei loro
ma non importa adesso torno al lavoro.

Cantavano il disordine dei sogni
gli ingrati del benessere francese
e non davan l’idea
di denunciare uomini al balcone
di un solo maggio, di un unico paese,

e io la faccia usata dal buonsenso
ripeto “Non vogliamoci del male”
e non mi sento normale
e mi sorprendo ancora
a misurarmi su di loro
e adesso è tardi, adesso torno al lavoro.

Rischiavano la strada e per un uomo
ci vuole pure un senso a sopportare
di poter sanguinare
e il senso non dev’essere rischiare
ma forse non voler più sopportare.

Chissà cosa si prova a liberare
la fiducia nelle proprie tentazioni,
allontanare gli intrusi
dalle nostre emozioni,
allontanarli in tempo
e prima di trovarti solo
con la paura di non tornare al lavoro.

Rischiare libertà strada per strada,
scordarsi le rotaie verso casa,
io ne valgo la pena,
per arrivare ad incontrar la gente
senza dovermi fingere innocente.

Mi sforzo di ripetermi con loro
e più l’idea va di là del vetro
più mi lasciano indietro,
per il coraggio insieme
non so le regole del gioco
senza la mia paura mi fido poco.

Ormai sono in ritardo per gli amici
per l’odio potrei farcela da solo
illuminando al tritolo
chi ha la faccia e mostra solo il viso
sempre gradevole, sempre più impreciso.

E l’esplosivo spacca, taglia, fruga
tra gli ospiti di un ballo mascherato,
io mi sono invitato
a rilevar l’impronta
dietro ogni maschera che salta
e a non aver pietà per la mia prima volta.

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sono un uovo
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One Response to Non è colpa mia

  1. Pentapata says:

    eggià già già già…

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