Ode alla canotta

La natura ci fece

inermi

diede la corazza alla tartaruga, la pelliccia al gatto

le spine al riccio e le squame al serpente

a noi

a noi niente

solo uno strato sottile di rosa

a separarci dal mondo.

Così l’uomo girava

nudo

nel mondo.

Finchè un giorno arrivò la canotta

bianca, attraversata da solchi sottili

oppure no

di cotone, di lana, non importa

la canotta.

l’uomo la guardò,

la annusò

la infilò

e il mondo

cambiò.

L’umanità non temette più

gli spifferi fastidiosi

gli infidi sbalzi di temperatura

la tramontana tagliente.

Non ebbe più paura di niente.

Non temette neanche

i rovesci della fortuna

l’inimicizia degli dei

il vuoto cosmico

l’assenza di Dio.

Niente.

La canotta.

Sicuro, fu l’uomo

come se gli avessero donato

un ventre materno portatile

una pelle di drago a costine;

e sicuro attraversò il mondo

fossero umide foreste o vette innevate

asciutti deserti o lagune nebbiose;

e infine

con la canotta

ben infilata nelle mutande

attraversò persino il freddo nulla

per baciare la Luna.

Tanto potè

tanto poco cotone

a costine.

SP 28/04/2012

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About sonounuovo

sono un uovo
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3 Responses to Ode alla canotta

  1. barbara says:

    ti scoccia se rebloggo la tua poesia sul mio tumblr, ovviamente citando e linkando la fonte?

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