Amore

Virgilio lesse l’Iliade, con amore e scrisse l’Eneide.

Dante lesse Virgilio, con amore, e scrisse la Divina Commedia.

«Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte
che spandi di parlar sì largo fiume?»,
rispuos’ io lui con vergognosa fronte.

«O de li altri poeti onore e lume,
vagliami ‘l lungo studio e ‘l grande amore
che m’ha fatto cercar lo tuo volume.

T.S. Eliot ha letto Dante, con amore, e ha scritto la Terra Desolata.

Vedo turbe di gente che cammina in cerchio.

Tutto questo mi rende più vicini Eliot e Virgilio e Dante. Perché la conosco anche io la sensazione di amare profondamente qualcosa che stai leggendo, e se sei uno che mette parole in riga sul foglio magari hai  un po’ di invidia, ma invidia buona,  quasi amara, insomma, io lo vedo Dante che si legge l’Iliade e di fronte ad un verso ancora più bello degli altri sente come una corrente elettrica partirgli dalle punte dei piedi fino ai capelli, e alza gli occhi al cielo mentre in un piccolo angolo della sua testa sboccia un piccolo pensiero fragile, un “Io non scriverò mai qualcosa di così bello”, ma questa non è invidia, è la commozione che proviamo davanti ad una montagna, davanti a qualcosa che è troppo grande e bello per noi, e anche se noi non la faremo mai, una montagna, siamo grati, infinitamente grati a chi ce l’ha regalata.

Un’altro pensiero viene, accostando questi nomi. Al di là delle cosmogonie e delle allegorie e della religione, Dante è in una personale selva oscura, e non riesce a uscirne.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

E al di là delle simbologie e delle citazioni e del posmodernismo, Elliot è nelle terre desolate (nel mezzo di un tracollo psichico, mentre scrive, e cercando di uscirne nella casa di cura di Margate Sands)

On Margate Sands.
I can connect
Nothing with nothing.

Credo che il grande errore della scuola sia quello di portarti i grandi scrittori come circonfusi d’alloro, nel migliore dei casi, o degli infelici disadattati nel peggiore.

E invece erano gente come me e te, solo che spesso, quando aveva qualche cazzo grosso, lo buttava su un foglio, e cercava di dargli un senso.

Ma sono vicini. Non siedono su piedistalli, ma camminano insieme a te, e si grattano l’orecchio. Catullo lancia poesie come tegole, perché incazzato che gli hanno dato del frocio

In bocca e in culo ve lo ficcherò,
Furio ed Aurelio, checche bocchinare
che per due poesiole libertine
quasi un degenerato mi considerate.

Neruda qualcuna l’avrà scritta per portarsi a letto una pischella, insomma, c’era una volta che era arrapato fracio, e ha buttato giù ”

Sete di te m’incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.

E Prevert, dopo una notte in qualche bar (io lo vedo così), con la sbornia che si sta già allentando, si fuma un’ultima sigaretta sotto il portone di casa, e pensa

Questo amore 
Questo amore 
Così violento 
Così fragile
Così tenero 
Così disperato 
Questo amore 
Bello come il giorno 
E cattivo come il tempo 
Quando il tempo è cattivo

E poi butta il mozzicone e sale le scale, indeciso se aprire una bottiglia di vino o se andarsene a letto. E’ quasi l’alba.

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sono un uovo
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One Response to Amore

  1. windfull says:

    Siamo tutti un po’ così, poeti e ciarlatani felici.
    Un abbraccio
    Mario

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