La porta (volume II)

Che gran conquista dev’esser stato

Poter chiudere la porta.

 

C’era una grotta, prima,

ma una grotta non è riparo assoluto

o solido rifugio fino a mattina;

che qualcosa annusi l’odore

dell’uomo, che entri nell’antro il predatore

è un pericolo assai temuto

e non senza ragione.

 

La grotta è solo nascondiglio

precario e segreto

e chi si nasconde veglia a metà

e il sonno non è completo

e non lo è neanche l’uomo

 

C’era un albero, prima

Ma l’uomo è già uomo e non è scimmia più

e così non stupirà che vi io dica

che, perlopiù, che tra scoiattoli e gufi

e varia altra vita

l’uomo sull’albero dorma a fatica

(aggrappate ad un ramo tutta notte le dita).

 

E così anche sull’albero l’uomo dorme a metà

e si sveglia con il primo mal di schiena

dell’umanità.

 

La prima notte di sonno

Pieno, e rotondo

Venne quando dal fango si eresse una casa

A questa casa fu dato un uscio

Questo uscio fu affidato ad una porta

Che si chiuse.

 

Striscino cose nell’oscurità

E saltino e ululino e caccino

Fino all’alba pietosa

 

Non importa

 

Là fuori c’è un mondo crudele

Là fuori c’è la notte infinita

Io chiudo la porta.

Buonanotte.

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sono un uovo
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