Le bizzarre recensioni del dottor Mezzatesta – Midia e Rimidia

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Sono le 17.30 di domenica  21 aprile quando decido di andare a vedere Midia, l’uomo medio attraverso i media, spettacolo teatrale di cui ho sentito parlare un gran bene.
Essendo aprile il più crudele dei mesi, piove. Mi faccio prestare l’ombrello dal mio coinquilino.
Ho indubbiamente bisogno di un compagno, per l’impresa. La scelta ricade con una certa naturalezza su Elena dei Dinosauri.
Questo è lei, sul tram 2.

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Come già detto, piove.
Arrivati, acquistiamo i biglietti per il primo spettacolo. Infatti, oggi è in cartellone (si dice così?) non solo Midia ma anche Rimidia -l’Apocalisse, sequel del primo. Che io ho già visto il giorno prima, in effetti. Che non so se Elena dei Dinosauri ha voglia di vedere. Compriamo i biglietti solo per il primo spettacolo.
Per ingannare il tempo acquistiamo inoltre un cappuccino equo-solidale alla macchinetta  (giudizio di Elena: “la parte zuccherosa in fondo è buona”) e guardiamo i quadri.

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Entriamo. Giusto il tempo di inorridire per la sessantenne in prima fila che racconta delle sue lezioni di danza del ventre, e lo spettacolo comincia.
Ed è, devo dirlo, splendido. Assurdo, surreale sia nel testo, sia nella resa degli attori potente e sempre completa, anche nel frenetico cambio di ruoli e negli sketch che si accavallano. I costumi giocano con la semi-nudità (e talvolta neanche semi), il che aggiunge vibrantezza al tutto. La scenografia, minima, è composta da 3 scatole di legno, poliedriche sul palco; all’inizio sono una pedana per il quasi aggressivo monologo, in cravatta e mutande.

Il pubblico ride, talvolta amaro ma ride. Gli attori ogni tanto pure, ma glielo si perdona (sotto, una foto del vostro affezionato dottor Mezzatesta con uno degli esausti attori, a serata conclusa)

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E mentre me ne sto lì, senza alcun preavviso arriva il finale. E non ve lo dico, ma è geniale.
Le luci si accendono. Mi giro verso Elena dei Dinosauri.
Sono scioccato è la prima cosa che dico.
E’ geniale è la seconda.
Se tu vuoi vedere anche il secondo io lo rivedo pure se l’ho visto ieri è la mia conclusione.
Usciamo, scopriamo con orrore che lo spettacolo successivo inizia un’ora dopo, e ci uniamo all’aperitivo minimo del teatro della cooperativa. Per ingannare il tempo, acquistiamo libri dal banchetto di Emergency e sbirciamo le bizzarre iniziative della compagnia teatrale / collettivo.

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Chiediamo ad una ragazza che si muove con l’aria di uno del luogo cosa ci sia  lì in giro per trascorrere piacevolmente un’ora. Il vuoto cosmico è più o meno la risposta.
Ci mettiamo a parlare con la ragazza, che scopriamo essere una counselor di voce e canto. Mi parla di Jung,  archetipi e sintesi comportamentista. Vado da Elena dei Dinosauri e gli comunico di aver incontrato la futura madre dei miei figli. Elena dei Dinosauri mi confida che una botta ad uno degli attori gliela darebbe. Passa una ragazza con gli occhi azzurri e la nomino seduta stante mia amante, non senza qualche senso di colpa.
Finalmente ci fanno rientrare. Ci sediamo. Elena dei Dinosauri mi fa notare che la mia ipotetica amante sta baciando una ragazza. Meglio, la mia fedeltà coniugale ne sarà rafforzata.
Comincia Rimidia e mi dispiace per gli attori ma guadagna molto dall’essere visto insieme all’altro.
“Quando suonerà il telefono rosso il mondo avrà fine” Annuncia una voce. “Rimanete seduti e non fatevi prendere dal panico. Tanto moriremo tutti.”
Trovo che abbia un’anima diversa dal primo, così sarò assai stupito quando, a fine serata, l’autrice mi dirà che gli sketch sono stati scritti tutti nello stesso periodo (sotto, l’autrice).

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Fa più ridere, anche se rispetto al primo è forse più clava che spada. L’umiliazione esplicita dei sottoposti torna più volte ed in maniera evidente, e vorrei invece vedere l’umiliazione palese ma nascosta, le finte scuse, l’ignorare, l’interrompere l’importante per il non importante. Ma forse tutto ciò non renderebbe così tanto sul palco. Le scatole di legno sono sparite, e la soluzione scenica è una geniale piscina gonfiabile piena di palline rosse, che consente, tra le altre cose, il rapido apparire e scomparire dei personaggi (per chi conosce big bang theory, bazinga). Splendido lo sketch delle pompe funebri, e quello della possessione demoniaca. Sulle idee di base per la satira si potrebbe a volte spiccare maggiormente in originalità (i politici che smettono di litigare appena si spengono le telecamere, i giovani cerebrolesi, e così via), ma quando volano nel surreale li adoro.
Finisce lo spettacolo. Mi presento, stringo mani, faccio foto. Elena dei Dinosauri e l’ATM mi riportano a casa. Qualcuno ha rubato l’ombrello del mio coinquilino.

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sono un uovo
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3 Responses to Le bizzarre recensioni del dottor Mezzatesta – Midia e Rimidia

  1. Elena says:

    Controdiario de Le bizzarre recensioni del dottor Mezzatesta – Midia e Rimidia

    E’ domenica, finalmente!
    Il giorno perfetto per non fare niente, per impigrirsi tra letto e divano, soprattutto se piove!
    No, non sono capace…
    Decido di scrivere al dottor Mezzatesta, per andare a fare colazione insieme o, se si è già portato avanti, per un pranzo, o un giro da qualche parte nel pomeriggio, o una birra la sera, insomma QUALCOSA PUR DI NON RANTOLARE TRA IL LETTO E IL DIVANO TUTTO IL GIORNO IN FONDO VENGON GIU’ GIUSTO DUE GOCCE D’ACQUA E CHE SARA’ MAI!
    Uh…
    Quando ormai mi stavo rassegnando ad avere le piaghe sul culo, ricevo la proposta:
    “Ieri sono andato a teatro a vedere sto spettacolo, mi è piaciuto molto, oggi ce n’è un altro sempre con gli stessi attori, se ti va di venire…”
    E andiamo!
    Nel viaggio di andata ho voluto testare il livello di amicizia (ma soprattutto di sopportazione) del dottor Mezzatesta, chiedendogli ad ogni fermata se dovessimo scendere e quanto mancava.
    Ho ancora tutti gli arti, quindi direi che il livello è alto.
    Arriviamo, prendiamo il biglietto, ci usiamo alternativamente come cammello/deposito affetti personali per il pit-stop alla toilette, cappuccino alla macchinetta, entriamo, ci sediamo…. NO!! Ho la cofana ricciuta e nera di un sciura davanti alla faccia (sì, quella del corso di danza del ventre..)
    Con la luce del teatro gli schermi dei nostri telefoni sembrano viola.
    Poi si spengono le luci e i cellulari devono sparire.
    Spettacolo divertentissimo, creativo, cinico, irriverente.
    Tanto da convincermi a rimanere e guardarmi anche il sequel. Il dottor Mezzatesta l’aveva già visto il giorno prima ma se lo sarebbe rivisto volentieri.
    Usciamo e affrontiamo un intervallo di un’ora tra taralli e bicchieri di vino, in compagnia della futura madre dei figli del dottor Mezzatesta.
    Una faccia che sembra già vista, una spontaneità che invece in giro si vede poco.
    Divagazioni sul capire il tipo di persona dalle scarpe che indossa e constatare che in teatro ci sono diverse scarpe di nostro gradimento.
    Rientriamo, ci risediamo, niente cofana ricciuta, schermi dei cellulari viola, luci spente, cellulare in borsa.
    Anche alla fine di questa seconda parte non rimango delusa, sebbene abbia preferito la prima.
    Nella seconda non c’è da sottovalutare il bicipite di uno degli attori.
    Anche il dottore non è rimasto deluso dal decoltè attriciale.
    Perciò, contenti gli occhi di tutti!
    Meno contente le orecchie delle altre persone in tram con noi che ci han sentiti canticchiare la canzoncina di chiusura dello spettacolo per almeno la durata di 4 fermate…
    Viva il teatro, viva la comicità.

    Elena Dei Dinosauri

  2. Viva le recensioni! grazie ho letto con piacere e diffondo

    anonima teatrante

    • sonounuovo says:

      Immagino che chi recensisce non dovrebbe cercare l’approvazione del recensito, ma io su certe cose sono un bimbo e mi son contento che ti sia piaciuta. PS se scrivi / metti in piedi qualcosa fammi sapere please

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