Mezzatesta goes to Puglia: day 2 – lascio Lecce

Lascio Lecce consapevole di non aver visto nè capito abbastanza. Lascio Lecce con l’impressione di una città tesa nello sforzo di diventare qualcos’altro, di superare limiti ed eredità pesanti. Il Museo Storico della Città di Lecce è aperto da un anno; il negozio di scooter elettrici da un paio, ed il ragazzo tatuato che ne è il proprietario mi racconta di una Lecce che non è più quella degli anni 90.  Io che non so neanche cosa sia successo a  Lecce negli anni 90, annuisco.

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Passeggiando per il centro di Lecce, pieno di turisti, oltre a magliette e menù a prezzo fisso abbondano le bancarelle di libri. Incontro più volte l’insegna “Liberrima – libreria diffusa” ed il cuore mi fa un saltino. La ragazza della libreria mi spiega che è un progetto di commistione tra gastronomia e letteratura, in più punti del centro; così il ristorante là vicino ad esempio vende libri; dietro le spalle della ragazza ci sono cesti regalo colorati con dentro un libro, un barattolo di qualcosa ed una bottiglia di vino.
Vedo un orgoglio per ciò che si è conquistato: i turisti non possono non passare davanti ad un centro di socialità per persone con disabilità.
Vedo lampi di irritazione per i limiti ancora in piedi: la ragazza del museo è anche quella che mi ha affittato la bicicletta, ed il rodimento è nascosto ma visibile mentre è costretta ad inviarmi al tabaccaio di fronte per fare una fotocopia, o quando ammette a dei turisti romani che non c’è un telefono. Così il ragazzo degli scooter elettrici quasi si scusa quando gli racconto che di posti per affittare biciclette sembra ce ne sia uno solo.
“C’è qualche disservizio”, ammette.
Lascio Lecce, guidato dalla cortesia quasi canadese delle indicazioni dei suoi abitati.
Sono finalmente in bici, tra il grano verde e prati gialli di margherite. Vedo questo.
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Vedo le masserie, vecchie fattorie abbandonate, che sembrano castelli. Parlo con un contadino che mi spiega che visto che le olive l’anno scorso sono maturate a lungo sugli alberi, quest’anno il raccolto salta. Meglio potare, e preparare le piante al raccolto successivo. Vedi, dovrebbero già esserci i fiori e non c’è niente,oddio, giusto qualcosina. Stacca un rametto e me lo porge.
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Arrivo ad Acaya. Mi han suggerito di passar qui, per il castello.
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Dei ragazzi sostenitori di una lista civica per le comunali di Vernole, il cui comune raccoglie anche Acaya ed altri 6 paesi (per un totale di 7304 abitanti ), nella piazza davanti al castello disegnano un manifesto elettorale a tappe: disegnano un pezzettino e gli fanno una foto, disegnano un pezzettino e gli fanno una foto; così mostrando le foto in sequenza sembrerà che appaia da solo.
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Ci parlo: sostengono la lista civica di giovani contro le due liste civiche storiche (dinastiche?) del comune. Mi suggeriscono una trattoria. Tolgono il foglio su cui stanno disegnando e si accorgono di aver macchiato il metallo sotto con un pennarello che si rivelerà veramente indelebile. Li lascio che sono lì che strofinano, l’alcool preso preso in prestito dal bar vicino.
La trattoria è chiusa. Prendo un panino da una ragazza carina in un alimentari, condito da pomodori, formaggio e dalla domanda “come è la vita di una ragazza di venti trent’anni che gestisce l’alimentari di un paese di 300 persone?”
La domanda rimane inespressa.
Finito il panino non aspetto che il castello apra per visitarlo. Ho inquietudine di aria, di spazi aperti. Sono di nuovo in sella. Non ho preso un cappello, nonostante qualcuno me lo suggerisse; mi inzuppo di sole, mi ci strofino la fronte e gli occhi, mi ci sciacquo le ossa, ci filtro il sangue attraverso, finché non bolle.
Vedo illuminazione stradale fotovoltaica.
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Arrivo a Vanze, la mia tappa di oggi. Trattengo a malapena la tentazione di tirare dritto verso il mare; non devo strafare o la Vecchia Ferita si vendicherà. Abbiamo un accordo, io e lei: io non faccio il coglione e lei mi farà arrivare a Leuca. Non so se rispetterà la sua parte dell’accordo. Nel dubbio rispetto la mia.
Mi siedo alla piazza di Vanze, uno dei suoi comuni di Vernole, abitanti al 2001: 255.
Nella piazza ci sono c’è una chiesa, un monumento ai caduti costruito nella stessa pietra, una fontana che si apre solo se sei uno del luogo, o se uno del luogo ti spiega che bisogna girare la manopola direttamente sul tubo, 3 metri più in là. Nella piazza ci sono 3 vecchie, un matto che gioca con la custodia della PlayStation, una rumena che parla con la donna più storta che abbia mai visto. Ogni tanto passano ciclisti, o una macchina che suona il clacson. Il minimarket bar è ancora chiuso.
Apro il tablet su cui sto scrivendo, e scopro che c’è il WiFi. Gratuito.
Passsa un camion che vende frutta: compro mele, banane, per, e qualche nocciola tostata di nostalgia. Il fruttarolo mi fa porge un sacchetto biodegradabile.
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Il minimarket-bar ha aperto. Vado al bar.
Le vecchie continuano a fissare il vuoto con una resistenza invidiabile.

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sono un uovo
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One Response to Mezzatesta goes to Puglia: day 2 – lascio Lecce

  1. windfull says:

    A Ste’ ti sto seguendo… Pedala e complimenti per il resoconto!

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