Mezzatesta goes to Puglia: day 3 – torri varie e Vecchia ferita

Mattino
Lascio Roca Vecchia ed un po’ mi dispiace, mi ci sarei volentieri rosolato gli occhi ancora un po’; ma mi dico che c’è ancora tanta bellezza che mi aspettando.
Chiunque abbia interpellato mi ha vivamente sconsigliato la litoranea. Naturalmente, la prendo.
Arrivo a Torre dell’orso, praticamente attaccato.

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E ne approfitto per fotografare la mia biciclettina, non credo vi siate presentati.

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Uscendo dal piccolo Torre dell”Orso, vedo questo: C’è un traduttore in sala?
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Continuo. Qualche macchina, ma avanzo tra i pini, tutti inclinati verso terra dal furioso vento marino. Dei simpatici turisti toscani, a colazione, mi hanno dato una dritta: entrando nel sentiero tra i pini arrivi proprio ai faraglioni. Seguo il consiglio. Arrivo qui.
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Decido di stravaccarmi per un’oretta, e vedere chi la vince tra il sole delle Puglie e la crema solare bimbo ultraforte. Per la cronaca, vincerà la crema.
Sto bene. Mi dico che la Vecchia Ferita mi ha portato qua. Fossi uno dei ciclisti veloci che ho visto sfrecciare in technicolor questo non l’avrei mai visto. Come non avrei mai cominciato a fare Tai chi. Rifletto.
Vedo questo, e mi dico se anche la mia memoria di smemorato Mezzatesta è debole, anche se io non lo ricorderò, l’importante è che questa bellezza da qualche parte ci sia.
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Ripasso tra i pini profumati di pino, e torno in litoranea.

Pranzo
Pranzo a Torre di Sant’Andrea con una collega incontrata in maniera completamente casuale. Il mondo è piccolo e bizzarro. Parliamo di colleghi e futuro. La vita vera fa capolino in questo gioiellino a tempo che mi son costruito.
Pomeriggio.
Vento. Vento. E ancora vento. Vento forte, costante, implacabile. Spirasse da nord, scenderei dal sellino, gli stringerei la mano e lo nominerei mio nume protettore personale. Ma è scirocco, viene da sud. Il che significa che mi viene in faccia come un Iveco.
I vecchi ciclisti del mio paese dicono che il vento contrario è come avere mezza bicicletta in più: non sono evidentemente mai stati in Puglia. è come stare in tandem con Bud Spencer, e lui non collabora.
I chilometri si dilatano. Sono quindici chilometri del cazzo, una stronzata, due giri di ruote della mia bianchina. Ma in discesa, giuro su Dio, se non pedalo la bici non va avanti. Quando il vento si alza forte, temo che vada indietro.
La Vecchia Ferita borbotta, irritata.
Come un coglione mi faccio irretire dalla baia dei turchi, da dove i pirati saraceni attaccarono Otranto nel ‘400. Si tratta di tornare indietro un pezzetto ma sembra vicino. Non lo è. Mi addentro in una pineta, il sentiero è stretto e devo scendere dalla bici. Arrivo sul mare, la baia dei turchi è ancora lontana. Mi fermo. Mangio quattro nocciole tostate, bevo un sorso d’acqua. Torno.
Arrivato a Otranto, mando a fanculo il cartello, d’istinto. Arrivo in centro, naturalmente in salita. Trovo un B&B. Mi faccio una doccia e la Vecchia Ferita mette in chiaro che domani non si pedala.
Ora sono nella cucina del B&B. è carino qua, e c’è quiete. Mi ricorda un po’ la mia amica Lavinia Dolores Cardinal Mendoza dei Cancelletti Dimiziani, le piacerebbe.
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Devo pianificare bene la cosa. Mancano 52 km a Leuca.

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sono un uovo
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