Mezzatesta goes to Puglia: day 4 – Otranto

Mentre 3 differenti case farmaceutiche rabboniscono la Vecchia Ferita,  visito Otranto.
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Nino, il proprietario del Bed&Breakfast di Vanze mi ha raccontato un po’ l’incredibile storia dell’assedio di Otranto;  come lui me l’ha detta la rigiro a voi.
Il 1480 i saraceni dell’Impero Ottomano attaccano  Otranto, partendo dall’Albania. Non erano pirati, era un’invasione di 150 navi e 18.000 uomini. Nino mi dice che i veneziani non si opposero, perché pagavano il pedaggio a Otranto, e che che il Papa non mandò aiuti perché Otranto era un centro di commistione tra culture; il vicino monastero di Casole, in particolare, era un mischione culturale di matrice bizantina importantissimo,  una specie di incrocio tra Oxford (venivano giovani a studiare da ogni parte del mondo di allora), la biblioteca di Alessandria (i monaci erano copisti, conteneva migliaia di volumi, viene citata anche nel Nome della Rosa)  ed un caffè parigino dell’800 (si poetava in greco). Dopo i turchi, di Casole rimasero in piedi 4 mura.
Nino mi racconta che la città di Otranto chiese al re di arrendersi; il re rispose di combattere con i denti, che non aveva un esercito per difendere l’entroterra.
Dalla “baia dei turchi”, i saraceni sparavano palle di pietra contro Otranto, che ne è ancora piena; Sandro, che gestisce il B&B in cui sono ora, ne ha trovate due nei lavori di ristrutturazione, ed adesso adornano la sua cucina Laviniana.
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Dopo 15 giorni, la città cadde.
Quello che successe dopo lo faccio raccontare a Wikipedia.

Nel massacro che ne seguì, tutti i maschi di oltre quindici anni furono uccisi, mentre le donne e i bambini furono ridotti in schiavitù. Secondo alcune ricostruzioni storiche, i morti furono in totale 12.000 e i ridotti in schiavitù 5.000[senza fonte], ma le dimensioni della città non giustificano queste stime.

I superstiti e il clero si erano rifugiati nella cattedrale a pregare con l’arcivescovo Stefano Agricoli. Gedik Ahmed Pasha ordinò loro di rinnegare la fede cristiana, ma ricevendone un netto rifiuto, irruppe con i suoi uomini nella cattedrale e li catturò. Furono quindi tutti uccisi, mentre la chiesa, in segno di spregio, fu ridotta a stalla per i cavalli.
Particolarmente barbara fu l’uccisione dell’anziano arcivescovo Stefano Agricoli, il quale incitò i superstiti a rivolgersi a Dio in punto di morte. Fu infatti sciabolato e fatto a pezzi con le scimitarre, mentre il suo capo mozzato fu infilzato su una picca e portato per le vie della città. Il comandante della guarnigione Francesco Largo venne invece segato vivo.

A capo degli Otrantini che il 12 agosto si erano opposti alla conversione all’Islam era anche il vecchio sarto Antonio Pezzulla, detto Il Primaldo.

Il 14 agosto Gedik Ahmed Pasha fece legare i superstiti e li fece trascinare sul vicino colle della Minerva dove ne fece decapitare almeno 800 costringendo i parenti ad assistere alle esecuzioni.

La tradizione vuole che fu Federico D’Aragona a liberare la città; Nino (e wikipedia) racconta che i turchi se ne andarono perche’ avevano finito i viveri; se ne andarono con l’intenzione di tornare, ma rimasero invischiati in problemi di successione. Otranto distrutta si rimise in piedi, a fatica. Avevano però imparato la lezione: 5 anni dopo stavano costruendo questo:
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In seguito i turchi tornarono più volte ad attaccarla: fallirono ogni volta.
Cammino per la via principale, dedicata al “liberatore”.
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Cammino piano, che Otranto è tutta salita e discese e la Vecchia Ferita è sveglia e di cattivo umore. Mi perdo un po’ per i suoi vicoli, trovo piccoli gioielli.
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Da una piccola via laterale arrivo alla Cattedrale.
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Se volete saperne la storia, Dio ha inventato wikipedia. Due però sono le cose che vale la pena citare.
La prima è il gigantesco mosaico sul pavimento, che prende tutta la Chiesa, e che rappresenta l’albero della vita, e che tra i suoi rami accoglie paradiso e inferno, sfingi e giganti, Alessandro Magno e re Artù, la cacciata dal paradiso e la torre di Babele, la scacchiera del monoteismo arabo, il volto a quattro corpi del monoteismo cristiano, l’animale con testa di uomo del monoteismo pagano.
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La seconda è la cappella dove la Madonna è circondata dai teschi e dalle ossa degli 800 martiri dell’assedio.
Esco dalla cattedrale. Cammino, mi fermo, leggicchio. La Vecchia Ferita mi ha abbattuto più di quanto voglia ammettere. Mi sento stanco, abbattuto, intristito.
Una puccia salentina mette tutto a posto.
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Otranto fu distrutta, la sua anima spezzata, e con spirito di rivalsa si rimise in piedi.
Non vedo perché io dovrei essere da meno.
Scrivo un poco ancora nella cucina Laviniana. Domani, in un modo o nell’altro, arriverò a Castro.

PS. Una menzione speciale merita Francesco ed il suo ristorante lungo il mare; i suoi piatti di pesce e verdure, reinterpretazione di una cucina povera e tradizionale, mi hanno molto aiutato in questo momento di difficoltà. Qui lo vediamo mentre ricorda il suo passato da Dj, pensa che domani dovrà svegliarsi alle 6 per la bambina, ed aspetta che io mi levi dai coglioni.
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sono un uovo
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