Ala spezzata – conclusione

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Per chi volesse sapere come si è conclusa l’avventura dell’ala spezzata di Elena dei

Dinosauri, e so che sono molti.

Il racconto sotto è stato raccolto in una notte senza luna davanti ad un fuoco su una lastra di pietra e, naturalmente, tradotto dal dinosaurese, cercando di conservarne la ferocia.

Ai posteri l’ardua sentenza

E così passarono gli interminabili 15 giorni di tutore.

Tra sudate, impedimenti, regressi all’infanzia come “mi tagli la mela?”, “mi leghi i capelli?”, “mi apri la bottiglia?” e avanzamenti alla terza età come “la prego signora si sieda, le cedo il posto”.

Insomma per ufficializzare la fine della mia relazione con Mr. Tutor, dovevo chiamare un numero verde per prenotare Radiografia e visita ortopedica presso lo stesso ospedale che mi aveva fatto diagnosi e guardato le tette.

Chiamo, c’è posto per la mattina del giorno dopo, fantastico!

Da non credere di parlare con un ufficio di un ospedale italiano!

“Per sua fortuna c’è un posto domani mattina alle 9 per la radiografia e alle 10 per la visita. Venga coi documenti e le impegnative”

“Con le?”

“Le impegnative. Non se l’è fatta fare dal suo medico curante?”

“Ehm… no… non me l’ha detto nessuno, non c’è scritto…”

“Se le faccia fare e domani mattina le porti”

“Ehhhhh……. me le faccio mandare via fax? Perché il mio medico è a Modena, dove ho la residenza…”

“Eh no! Serve l’originale! Non può andarle a prendere o non c’è nessuno che possa portargliele? Lo dico per il suo bene, non può trascurare una frattura, io non sono un medico e non posso dirle per telefono se deve o meno tenere la fasciatura e scaduti i 15 giorni l’ospedale non ha più responsabilità e poi sono affari suoi”

“Ehhhhh……. ok…. in un qualche modo cercherò di fare….”

“Brava. Allora io la segno eh! Domani alle 8.30 si presenti alle casse per l’accettazione. Buonagiornata”

Questa non sarà un medico, ma è sicuramente parente del Dottor Mezzatesta, con ste manie del riguardarsi e correre subito in ospedale…

Comunque panico per queste benedette impegnative, che nemmeno avevo capito cosa fossero.

Già mi vedevo a prendere un treno per tornare a Modena e ritornare a Milano in serata.

Già vedevo come seconda opzione mia madre che spendeva non si sa quanti soldi per un corriere che mi portasse sti fogli a Milano.

Già mi vedevo a fare un ricerca su google-immagini di ste fantomatiche impegnative e photoshopparne due farlocche…

Alla fine la soluzione più bella e semplice (per me) mi è sembrata quella di spedire mia madre e farle trovare il corriere super-rapido, a spese sue.

🙂

Chiamo mia madre.

“Celeste, ti disturbo?” “Sì, sto facendo gli esami” (è prof, non è che sia così ignorante che a 60 anni ancora non è riuscita a diplomarsi, anche se mio padre al bar lo dice sempre “eh, mia moglie ancora va a scuola… alla sua età!”)

“Vabeh, è lo stesso. Se ti distrai un attimo, tutto di guadagnato per i tuoi studenti. Ho un problema. Ho chiamato l’ospedale e mi hanno dato l’appuntamento per la radiografia e la visita per domani mattina, ma devo avere le IM-PE-GNA-TI-VE” (scandendo bene le parole, perché se non lo so io cosa sono, magari non lo sa neanche lei, d’altra parte, alla sua età va ancora a scuola, mia madre…)

“Eh, e io cosa ci posso fare? Sono a scuola tutto il giorno e comunque il dottore c’è solo al pomeriggio. E in ogni caso come farei a mandartele?”

“Eh… con un corriere? Ma se le facesse oggi pomeriggio non arriverebbero mai per stasera! CO-ME FAC-CIO?”

(scandendo bene le parole, questa volta con l’intento di implorare d’aiuto)

“Chiedi a qualcuno lì dello studio se uno dei loro medici te le fa”

GENIO! MADRE! Allora serve mandarti ancora a scuola alla tua età!

Chiedo in studio e Trilly mi dice che il suo medico di solito è molto gentile, che “sta qui dietro” e potrebbe sentirlo per me per sapere se può farmi le IM-PE-GNA-TI-VE.

Il Dottor Zarantonello dice sì.

Zarantonello.

Si chiama così.

Non Zar di cognome (che sarebbe un gran cognome) e Antonello di nome, no Zarantonello di cognome tuttoattaccato.

E mi son immaginata uno zarro coi riccetti e le guanciotte rosse come un putto in un quadro antonelliano, in camice bianco.

Trilly si offre gentilmente di accompagnarmi fin davanti la porta dello studio, più per staccare un attimo dal monitor che non per l’incommensurabile amore che prova per me. Anche se so essere incommensurabile. D’altra parte lo chiamo Trilly perché anche io lo incommensuro. (??? BOH)

“Guarda è quella porta lì, la prima a destra. La fila con te non la faccio, di solito è sempre un delirio. A dopo!”

“Ok… Grazie! A dopo…”

E mi addentro in questa specie di girone infernale. Son convinta che ci sia e che Dante lo abbia omesso: il girone dei casi umani.

Una ragazza dopo 20 minuti di attesta mi avverte che di solito in sala d’aspetto c’è sempre qualche lite tra pazienti e che è molto strano che oggi non sia scoppiato ancora nessun focolaio.

Alla mia destra la classica sciura con il rossetto sbavato, la matita che non contorna le labbra ma qualcos’altro che sta in un punto X più esterno tra il labbro naturale e il naso.

Ventaglio alla mano e via che inizia a sventolare, sempre più forte.

Solo che sventola contro di me e per questo accelera il ritmo non sentendo beneficio.

Il pinguino De Longhi in confronto è un ventilatorino del cazzo.

E pensavo che se mai la frattura si fosse saldata perfettamente, in ogni caso da quel giorno avrei avuto i reumatismi.

Finalmente arriva lei: il tassello mancante per scaturire la lite del giorno.

“Eh, pensa te! Ero qua prima e si è dimenticato di farmi una ricetta! Guardi qui! Sono appena stata in farmacia, me l’han data lo stesso ma devo portare subito la ricetta! Con me fa presto eh! Zac, su un foglietto e faccio!”

Un signore carinissimo, di quelli che fan parte della striminzita categoria degli “anziani tenerini” le dice “signora, l’orario delle ricette è finito, venga domani o si metta in fila”

“Eh ma io faccio presto eh! Per una firma! Poi oh, io mica sono come voi che sto qua in fila a passare le mie giornate per divertimento!”

A quel punto non potevo non inserirmi nella discussione. Il signore mi guardava come Rita dalla Chiesa guarda le donne del pubblico di Forum in cerca del commento durante la raccolta dei sassi.

“Signora, non credo che il signore sia qui in fila perché non abbia niente da fare. E nemmeno io. Siamo qua dalle 3 e un quarto…”

“Non è vero, io ero qua dalle due e mezza, sono uscita alle tre e venticinque e lei mica c’era!”

“Eh allora no”

“NO!!!” Poi mi mette la scatola appena acquistata in farmacia sotto il naso e mi fa “Lo sa lei che medicina è questa? E’ un ansiolitico! Perché io sono ansiosa! E poi io e la mia famiglia veniamo qua da anni perché lui è anche un omeopata perché le medicine chimiche non fanno mica bene!”

Mi son sentita in dovere di utilizzare un linguaggio da anziano internazionale.

Le ho preso la mano per allontanare la scatola ad almeno un metro da me, ho abbassato gli occhiali fingendo un presbitismo da terza età e tirato un po’ indietro la testa per leggere bene.

ZOLOFT.

Ho riguardato la signora con aria molto più che perplessa.

Lei ha nascosto la scatola sotto l’ascella, si è infilata gli occhiali da sole e appena ha sentito scattare la maniglia della porta dell’ambulatorio ci si è infilata dentro come una ladra.

Ho scritto un sms a Trilly: “Grazie per avermi fatto vivere un’esperienza ravvicinata di osservazione dei casi umani”.

Trilly risponde: “Di solito esco di lì con un botto di foto in più sul cellulare”.

Finalmente arriva il mio turno.

Il dottore mi fa le impegnative senza problemi, mi chiede che ho fatto, solite domande di rito e un po’ di terrore psicologico del tipo “si riguardi che se è da operare le fanno uno SBREGO da qui a qui!” segnandosi col pollice da gomito a spalla.

L’indomani vado in ospedale, con tutte le mie scartoffie.

Prima tappa: cassa per accettazione.

Altre scartoffie meno un’altra che mi ero portata io da casa, cioè una banconota da 50 euro.

Seconda tappa: radiologia.

Chiedo “mi spoglio?”

la bionda “ma no!”

penso “perché l’altra volta quello mi ha fatta denudare? con tanto di infermiere che mi aiutava/guardava/informava sulle sue doti culinarie?”

la bionda “ma lei si è messa il tutore sopra la maglietta?”

“sì…”

“ma perché? se l’è tolto?”

“sì… mi avevano detto che per lavarmi potevo toglierlo, così stamattina mi son lavata, vestita e rimessa il tutore…”

La mora: “sì vabbeeeeee!!!! Mò adesso uno si mette e toglie il tutore come gli pare! Sopra i vestiti, lo toglie per lavarsi…”

La bionda: “eh, se gliel’ha detto l’ortopedico… magari d’estate gli fan fare così alla gente, se no, sai te?” sventolando la mano da destra a sinistra sotto il naso.

La mora: “sì vabbeeeee!!!!”

Insomma grazie a dio finalmente mi fanno ste radiografie e mi spediscono dall’ortopedico.

Dopo 10 minuti sono dentro.

“Buongiorno signora Elena! Ma mi dica come ha fatto a rompersi il trochite? Lo sa che questa è una frattura che si fanno i vecchi? Comunque tutto a posto, sarebbe guarito anche senza quel coso lì” indicando con la penna il tutore e in quel momento son fischiate le orecchie sia a quello che me l’ha messo che alla mora di radiologia.

“Fai questi esercizi e autonomamente dovrebbe pian pianino tornare come prima. I vecchi fan fatica: vedi tu!”

Tornerò da Zarantonello a farmi prescrivere anche io lo ZOLOFT.

Ho l’età giusta per farlo.

Ora la mia ala non è ancora perfettamente atta al volo ma almeno è libera!

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