Parto – sostantivo, non verbo

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Mamma Francesca (che fa tanto programma di La 7, o personaggio della Melevisione) riprende nel suo blog la notizia che alcuni uomini si son legati degli elettrodi alla stomaco e non voglio sapere cos’altro per simulare i dolori del parto. La brava Francesca si pone il seguente quesito: si son rincoglioniti? “Come se noi si volesse provare la sensazione del calcio nei coglioni”, commenta.
Ci sta, Francesca, ci sta. Ma credo sia necessario prendere in considerazione un altro fattore.
Che ve la menate una cifra, con questa storia del parto.
Metti il caso che noi maschietti ci si schiacci un dito. Se dopo 3 secondi stiamo ancora sibilando dal dolore, state sicuri che nostra madre, nostra moglie o una passante ci dirà “uuuh, esagerati…” per poi aggiungere, con un tono tra la commiserazione e il disprezzo “del resto, voi ( leggi: l’intero genere maschile, NdR)  non lo reggente proprio il dolore, noi abbiamo la soglia del dolore alta, sai, per il parto…”
A sentir voi, si direbbe che le presunte streghe torturate dall’Inquisizione non abbiano avuto vita così difficile. “Cosa mi vuole fare? Strapparmi le unghie? Solo? Guardi, l’avviso: io ho partorito 6 volte, di cui la prima 48 ore per mettere al mondo quel bisonte di Riccardo. Si impegni un po’, usi l’immaginazione!”
Tra l’altro, niente di più femminile di dire al boia come torturarle, che non si fa così, lascia guarda faccio io che è meglio.
Ma non divaghiamo.
Consideriamo ora la lunga anticamera del parto: la gravidanza. 9 mesi in cui sei ridotto al ruolo di comprimario in un evento che avrà un impatto sconvolgente sulla tua vita, ma dove i tuoi contributi sono tutti al negativo: NON far stancare la tua donna,  NON farla agitare, NON dimenticare di dare da mangiare al capretto che lancerai nella sua direzione quando comincera’ a guardarti famelica (ma NON farla ingrassare troppo, che i nuovi dottori non vogliono).
Insomma, 9 mesi della tua vita in cui per questa storia del parto l’importanza relativa della tua donna ammonta al 99.99 %, e la tua ad un patetico 0.01 %, nel senso che se ti prende sotto un tram bene, sennò stai zitto, che si sa che hai la soglia del dolore sotto le scarpe.
Che poi te la lanciano addosso con migliaia di anni di rincorsa, questa storia. “Tu uomo lavorerai con sudore,” recita la Bibbia “tu donna partorirai con dolore”. OK Bibbia, ma quanto dolore? Un braccio rotto? Uno scontro frontale con un Iveco? Quanto?
Quindi Francesca, non deve stupirti così tanto che qualcuno possa voler provare i dolori del parto. Non fosse che per poter, la prossima volta che ci schiacciamo il dito e  qualcuna se ne esce con il parto e la soglia del dolore, voltarsi come uno psicopatico e rispondere “IO L’HO PROVATO IL DOLORE DEL PARTO, TU TI SEI MAI CHIUSA IL PENE NELLA ZIP?”
Aah, che soddisfazione.

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