Con mezzocapo coperto di cenere

mezzatesta

Mi scuso. So che gli occasionali lettori di questo povero blog sono delusi quando capitano qua e non trovano niente aggiornato da un po’, ma di recente sto lavorando ad un bel di cose. Sto tenendo la rubrica NonUnNerd su Giovio15, un collettivo di (bravi) scrittori, attori, e così via; sto rimettendo a posto “Mezzatesta goes to Puglia” per farlo diventare un eBook, probabilmente gratuito; sto cercando di dar vita ad una raccolta mitologiche delle storie e degli animali mitologici (leggi: avventori di bar) del mio paese. In più ho in ballo, forse, un monologo teatrale ed un quasi fumetto.

Insomma, come si dice, sto lavorando per voi.

E tanto per non farvi rimanere a bocca asciutta, mi lascio con una poesia della Szymborska(ti piace vincere facile?), proprio di scuse:

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.

Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.

Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.

Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.

Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.

Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.

Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.

Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.

Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.

Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.

Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.

Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.

E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,

immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,

assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.

Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.

Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.

Verità, non prestarmi troppa attenzione.

Serietà, sii magnanima con me.

Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.

Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.

Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.

Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.

So che finché vivo niente mi giustifica,

perché io stessa mi sono d’ostacolo.

Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,

e poi fatico per farle sembrare leggere.

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About sonounuovo

sono un uovo
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