Polpette di Tai Chi per il vivere moderno – A noi non ci piacciono i buddisti

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Ai Romani stanno antipatici i milanesi. Ai pisani i livornesi. Ai matematici gli ingegneri.
A noi taoisti non ci piacciono i buddisti.
No, non è vero. Ci sta antipatico IL  buddismo, che è tutta un’altra storia.
Il desiderio provoca dolore” dice il buddismo. “questo mondo è illusione”, aggiunge. Se fai il bravo, se ti allontani dai tuoi desideri, e se, soprattutto, capisci che il mondo che ti circonda è illusione, allora diventerai illuminato, e potrai smettere di reincarnarti e raggiungerai  il Nirvana. Diventerai Buddha, o, almeno, un Buddha.
Anche i famosi indovinelli zen altro non sono che un metodo intuitivo per  comprendere  l’illusorietà della realtà, esponendone i paradossi: “che faccia avevi prima di nascere?”, “se un albero casca in una foresta dove non c’è nessuno, produce rumore?”,  “qual’è il suono di una sola mano che batte?”, e così via.

È per questo che, nonostante i tanti punti di contatto,  buddisti e i taoisti non si prendono.
Il buddismo dice: il mondo è dolore e finzione, ecco come scappare.
Il taoismo dice: il mondo è un’insensata alternanza di yin e yang, un postaccio di cui gli dei non si curano e dove tutto avviene in maniera casuale; ecco come viverci dentro.

Noi non scappiamo, anche se sappiamo che pioverà. Siamo consapevoli che il vento ci sferzerà il volto, ci renderà difficile il passo, e noi sappiamo che dobbiamo accettarlo, e piegarci. Se rimani rigido, il vento ti spezzerà, dice il taoismo. 

Tutte le cose morte sono dure e rigide. Tutte le cose vive sono morbide e flessibili.

Così ci pieghiamo al vento, e se proprio siam bravi lo usiamo per volare.

Noi siamo qui, in questo momento. Ci facciamo piccoli d’inverno senza sparire, e d’estate esplodiamo in frutti. I buddisti sono come pesci che cercano di andare a morire sulla spiaggia; noi siamo attenti alle correnti, e le usiamo per attraversare il mare. Noi non scappiamo. Noi siamo qui.
E infine, e soprattutto, noi non cerchiamo una liberazione spirituale ultraterrena da un mondo di sozza materia.  Noi pensiamo che spirituale e materiale non sono che due opposti, e come mostra il tao, tutti gli opposti sono indivisibili, e ugualmente necessari, e ognuno parte dell’altro.

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Vi faccio un esempio pratico. 
La mia maestra sta, in questi giorni, organizzando una specie di ritiro di Tai chi. A quanto ho capito, ci rifugeremo in un monastero, in montagna, e ci eserciteremo nell’antica arte del Tai Chi Chuan,  il suo nome completo, di fronte al sole che sorge. 
“Ah si?” hanno risposto gli allievi. “Bello. Molto bello. Ma in questo monastero, che si mangia? Cioè, la cena com’è, abbondante?
Un buddista non l’avrebbe detto mai.

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