– Subway – Letteratura

Comunicazione di servizio: Il vostro affezionato dottor Mezzatesta è tra i vincitori del concorso Subway – Letteratura, postata per la prima volta (e poi rilavorata ) proprio su questo blog.

http://www.subway-letteratura.org/

Grazie, vorrei salutare mia madre, gli amici del baretto, e tutti quelli che mi seguono da casa.

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Le bizzarre recensioni del dottor Mezzatesta – Solo per oggi

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Elena dei Dinosauri era volata come Superman dalla bicicletta, spalmandosi sull’asfalto con un braccio in avanti, proteso verso il futuro ed un lampione. Attribuì l’acrobazia alle rotaie del tram, storiche arcinemiche di ogni veicolo a due ruote; esiste la possibilità che il vino e le birre abbiano avuto una parte di colpa.
Il giorno dopo mi contatta: quando parti per andare a teatro?
Cazzo, son già le 3, e Francesca, la brava autrice di Midia e Remidia, mi aveva invitato ad uno spettacolo in duomo, alle 4.
Ed io non abito esattamente in Duomo.
Parto tra poco, dico ad Elena dei Dinosauri, il tempo o di una doccia.
Prima mi accompagni in farmacia? Mi fa lei. Ieri ho avuto dei problemi di atterraggio. Faremo tardi, mi dico.
Sto per entrare in doccia, quando ricevo una messaggio su fb di un’altra mia amica.
“Mezzatesta” mi chiede “hai mai pensato al suicidio?”
Faremo senz’altro tardi.

Le farmacie di Bovisa son chiuse, e decidiamo di rimandare a dopo lo spettacolo.
Elena ha un’ala ferita, che non riesce ad alzare.  E’ da ieri che gli dico di andare a farsi vedere.  Sul treno gli lego una felpetta a mo’ di fascia per sorreggerla. Sembriamo usciti da un film di guerra.

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In metro mi sbrocca perché non ho idea di dove sia il teatro dei filodrammatici, cosa che prendo come un indizio di buona salute. Chiediamo ad un tizio con l’iPhone dallo schermo crinato, e questo ci da’ delle indicazioni che Elena dei Dinosauri con il suo istinto migratorio comprende (tutti sanno che gli uccelli sono i discendenti dei grandi rettili preistorici)
Arriviamo al teatro, vicino alla Scala. Qui potete vedere il palco ed il mio collega, il dottor Mezzodito.

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Riconosco tra il pubblico un’attrice di ReMidia, che saluto. Lei mi risaluta, interrogativa. Ecco una sua foto nel palco VIP.

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Un gigante si siede davanti ad Elena dei Dinosauri. Elena appoggia il braccio sul bracciolo, e lo spettacolo comincia.

solo per oggi

Di cosa parla? Non ve lo dico. Non è importante. Vi dico però che ha qualche sprazzo surreale, ma contenuto. Se Midia e Remidia rimbalzavano di assurdo in assurdo in maniera esponenziale, “Solo per oggi” sfiora i confini dell’improbabile per ritornare a ripiegarsi subito nel quotidiano, nell’anima delle protagoniste interpretate da due attrici che dire brave è dir poco. Si ride, parecchio, ma si è anche toccati, i due personaggi diventano veri, diventano persone, ed il trucco del teatro è riuscito.
Per dirvi, accanto a noi son seduti dei ragazzetti milanesi che sembrano usciti da uno spettacolo dei soliti idioti, e alla fine applaudono anche loro.
Soddisfatti io ed Elena andiamo alla farmacia in Duomo.
“Bah” dice il farmacista, “io andrei al pronto soccorso”. Mi trattengo dallo schiaffeggiare lei, i suoi dinosauri e la sua testa dura.
Questo sono io al Fatebenefratelli.

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Elena è dentro, ad arrossire mentre l’infermiere gli toglie maglietta catenina e reggiseno, e a discutere del figlio dell’infermiere andato al concerto degli iron maiden, e che si pagherà da bere con il bagarinaggio.

Io rifletto sulle frasi ricorrenti dello spettacolo che ho appena visto. Lo facciamo tutti, ma pochi ci fanno caso: utilizziamo pochissime frasi ed espressioni, quasi sempre le stesse, che ci caratterizzano con forza.   “Non voglio disturbare ma alla fine disturbo sempre” ripete una dei personaggi. Non è solo un bel tocco, è come i personaggi scendono dal palco e ti accompagnano a casa.

Vicino a me si siede una tipa carina.

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Mentre mi chiedo se funzionerebbe un approccio al pronto soccorso, esce Elena. E’ rotto. Mi dice.

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Mi trattengo dal picchiare lei e i suoi dinosauri.

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Le bizzarre recensioni del dottor Mezzatesta – Solo per oggi

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Elena dei Dinosauri era volata come Superman dalla bicicletta, spalmandosi sull’asfalto con un braccio in avanti, proteso verso il futuro ed un lampione. Attribuì l’acrobazia alle rotaie del tram, storiche arcinemiche di ogni veicolo a due ruote; esiste la possibilità che il vino e le birre abbiano avuto una parte di colpa.
Il giorno dopo mi contatta: quando parti per andare a teatro?
Cazzo, son già le 3, e Francesca, la brava autrice di Midia e Remidia, mi aveva invitato ad uno spettacolo in duomo, alle 4.
Ed io non abito esattamente in Duomo.
Parto tra poco, dico ad Elena dei Dinosauri, il tempo o di una doccia.
Prima mi accompagni in farmacia? Mi fa lei. Ieri ho avuto dei problemi di atterraggio. Faremo tardi, mi dico.
Sto per entrare in doccia, quando ricevo una messaggio su fb di un’altra mia amica.
“Mezzatesta” mi chiede “hai mai pensato al suicidio?”
Faremo senz’altro tardi.

Le farmacie di Bovisa son chiuse, e decidiamo di rimandare a dopo lo spettacolo.
Elena ha un’ala ferita, che non riesce ad alzare.  E’ da ieri che gli dico di andare a farsi vedere.  Sul treno gli lego una felpetta a mo’ di fascia per sorreggerla. Sembriamo usciti da un film di guerra.

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In metro mi sbrocca perché non ho idea di dove sia il teatro dei filodrammatici, cosa che prendo come un indizio di buona salute. Chiediamo ad un tizio con l’iPhone dallo schermo crinato, e questo ci da’ delle indicazioni che Elena dei Dinosauri con il suo istinto migratorio comprende (Tutti sanno che gli uccelli sono i discendenti dei grandi rettili preistorici).:-)
Arriviamo al teatro, vicino alla Scala. Qui potete vedere il palco ed il mio collega,

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Riconosco tra il pubblico un’attrice di Midia, che saluta. Lei mi risaluta, interrogativa. Ecco una sua foto nel palco VIP.

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Un gigante si siede davanti ad Elena dei Dinosauri. Elena appoggia il braccio sul bracciolo, e lo spettacolo comincia.
Di cosa parla? Non ve lo dico. Non è importante. Vi dico però che ha qualche sprazzo surreale, ma contenuto. Se Midia e Remidia rimbalzavano di assurdo in assurdo in maniera esponenziale, “Solo per oggi” sfiora i confini dell’improbabile per ritornare per ripiegarsi subito nel quotidiano, nell’anima delle due protagoniste, interpretate da due attrici che dire brave è dir poco. Si ride, parecchio, ma si è anche toccati, i due personaggi diventano veri, diventano persone, ed il trucco del teatro è riuscito.
Soddisfatti io ed Elena andiamo alla farmacia in Duomo.
“Bah” dice il farmacista, “io andrei al pronto soccorso”. Mi trattengo dallo schiaffeggiare lei, i suoi dinosauri e la sua testa dura.
Questo sono io al Fatebenefratelli.

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Elena è dentro, ad arrossire mentre l’infermiere gli toglie maglietta catenina e reggiseno, e a discutere del figlio dell’infermiere andato al concerto degli iron maiden, e che si pagherà da bere con il bagarinaggio
Vicino a me si siede una tipa carina.

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Mentre mi chiedo se funzionerebbe un approccio al pronto soccorso, esce Elena. E’ rotto. Mi dice.

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Mi trattengo dal picchiare lei e i suoi dinosauri.

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Ogni tanto mi incontro

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Ogni tanto mi incontro.
Mi incontro specialmente la sera, perché io e quelli come me li vedi in giro solo la sera. Torno a casa dal lavoro e mi incontro che sto tornando a casa dal lavoro. Indosso un completo che non mi sta benissimo perché sono un po’ sovrappeso, e i capelli o me li hanno tagliati male o è ora che li ritagli. E’ evidente che cerco di assomigliare a chi incontro in ufficio tutti i giorni, ma la cosa non mi riesce appieno. E forse anche perché non voglio che mi riesca, forse perché sono segretamente compiaciuto. Talvolta quando mi incontro per strada ho un piccolo indizio di una diversità gelosamente custodita; sono segnali minimi, magari uno zainetto sbarazzino sul completo grigio.
Mi incontro spesso anche in treno; sono seduto due posti davanti al mio e sto leggendo un fumetto, oppure guardo fuori dal finestrino. A volte ho un tablet, perché lavoro e ho diritto di spendere i soldi.
Mi incontro al Penny, quasi sempre: mi sono in fila davanti, alla cassa, e sono forse un filo più basso, ma per il resto mi somiglio moltissimo.  Compro pane in cassetta da usare tutta la settimana, ed un dolcetto tedesco al cioccolato perché sono goloso. Andando a casa occhieggio le donne. Ho un rapporto complicato, con le donne, quasi sempre.
Nell’infilare la chiave nel cancello mi chiama mia madre. Mi chiama tutti i giorni, o due volte al giorno, o spesso. Mi impiccio un po’, con spesa cellulare e chiavi, ma per fortuna nel frattempo arrivo e mi apro la porta (mi ringrazio con un cenno).
A casa vivo con due co-inquilini. Con uno il rapporto è sempre più complicato. Non brutto, solo meno naturale, per ragioni ignote. Mangio qualcosa; sicuramente mangio il dolcetto tedesco. Mi stiro la camicia, anzi, NON mi stiro la camicia, ma dovrei, il giorno dopo lo farò velocemente e male.
Entro nel letto, e cerco di non pensare al lavoro. Penso che dovrei fare qualcosa con i miei pochi amici, una di queste sere. Penso che dovrei iscrivermi ad un corso che non concludero’. Mi inorgoglisco e mi rammarico della mia non  completa aderenza a tutto questo. Per dormire prendo una pillola, e, per buona misura, mi masturbo.
E poi la mattina mi sveglio, ed una infinita, silenziosa marea di me invade Milano, come un’invasione assonnata, come olio su una tovaglia sbagliata.
Mi incontro spesso. Non mi saluto quasi mai.

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Mezzatesta goes to Puglia – conclusioni aspettando l’aereo

“Che cosa ti porti via da questo viaggio?” mi ha chiesto il Tatuato Manoni, prima ancora di salire sull’aereo del ritorno.
Lo capiro’ quando sarò tornato, ho risposto. Da come soffieranno i miei pensieri rientrando nella vita e nella pelle di tutti i giorni. Perché è questa la cifra di un viaggio: puoi esserti avventurato nel deserto del Sahara, o aver calpestato i sassosi sentieri del Tibet, ma se al ritorno di un viaggio sei lo stesso di quando sei partito solo-un-po’-più-abbronzato, allora sei solo stato in vacanza, baby.
Eppure qualcosa mi azzardo a dire di averla capita: che sono ancora quello che ero a quattro, cinque, dodici anni; che quello che era importante per me allora è fondamentale ancora oggi.
Ripenso a quando, da piccolo, non sapevo ancora leggere e fissavo un fumetto per cercare di intuirne la trama (tornando dal lavoro mio padre mi trovava così, seduto sul letto, serio e corrucciato).
Ripenso a quando vedevo una puntata de I cavalieri dello Zodiaco particolarmente esaltante e dovevo ri-raccontarla a mia sorella. Anche se era mattina. Anche se mia sorella venti minuti dopo il caffè è ancora a malapena cosciente. Anche se, in effetti, mia sorella l’aveva vista con me quella puntata, il giorno prima.
Ripenso a quando esploravo grotte e boschi, e terreni abbandonati, e percorrevo in bici strade di campagna solo per scoprire dove andavano a finire, e mia sorella mi diceva senti questa canzone, si chiama giovane esploratore Tobia, mi ricorda te.
Carpire storie. Esplorare, e raccontare. Io sono ancora questo. E posso essere molte altre cose, e fare mille altre cose nella vita, ma sempre tendero’ a questo, e a questo ritornerò.
Infune, c’è un’altra cosa che credo di aver compreso. Feci un viaggio’ simile, tempo fa, in Sardegna. Durò meno, eppure ben presto, dopo lo slancio di primi giorni, mi stancai.
C’erano alcune differenze fondamentali, tra quel viaggio e questo. La prima: non ero in bici. La seconda: non scrissi, o almeno, non in maniera così sistematica; scrissi giusto un paio di pagine per me, non racconta i agli altri.  L’ultima, la più importante; non parlai così tanto con le persone. Come raggiungere un posto, la storia dei luoghi, il sentiero nascosto tra i pini, son tutti regali degl uomini a cui ho prestato orecchio in questi giorni.
Dietro ogni storia ci sono gli uomini, e l’anima di ogni storia sono gli uomini, e il fine dell’esploratore più solitario è quello di tornare, e raccontare agli uomini.
Chiamano il mio volo. Finiscono qui l’avventura del dottor Mezzatesta in Puglia. Torno a casa. Lunedì  mi alzero’,  mi faro la barba  e andrò a lavoro, e capiro’ se sono il solito stronzo, solo un po’ più abbronzato.

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Mezzatesta goes to Puglia: day 8 – Astinenza.

Comincia a mancarmi e a mancarmi parecchio. E’ un po’ che non lo faccio. Troppo.
Che poi quando uno è abituato in maniera regolare è anche peggio.
Entrare dentro un’altra persona, prendere un’altra persona, per poco tempo, quasi di corsa, o lungo ore che si accavallano nella notte infinita.
Mi manca, leggere un libro.

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“Sud e magia ” l’ho lasciato nello zainone rosso, ad Otranto, e non leggo da giorni.
Uffa.

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Mezzatesta goes to Puglia: day 8 – Astinenza.

Comincia a mancarmi e a mancarmi parecchio. E’ un po’ che non lo faccio. Troppo.
Che poi quando uno è abituato in maniera regolare è anche peggio.
Entrare dentro un’altra persona, prendere un’altra persona, per poco tempo, quasi di corsa, o lungo ore che si accavallano nella notte infinita.
Mi manca, leggere un libro.

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“Sud e magia ” l’ho lasciato nello zainone rosso, ad Otranto, e non leggo da giorni.
Uffa.

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